CONFESSIONALE IN LEGNO CHIESA

La Chiesa ci dice esplicitamente che “Nel sacramento della penitenza i fedeli, confessando i peccati al ministro legittimo, essendone contriti ed insieme avendo il proposito di emendarsi, per l’assoluzione impartita dallo stesso ministro ottengono da Dio il perdono dei peccati, che hanno commesso dopo il battesimo e contemporaneamente vengono riconciliati con la Chiesa.

Il segreto della confessione

Nel XIII secolo fu il chierico inglese Tommaso di Chobham a scrivere in un Manuale di confessione il perché della necessità di mantenere il segreto: “Il sigillo della confessione deve essere segreto perché lì il confessore siede come Dio e non come uomo”.

“Il prete e il penitente sono collocati in compartimenti separati e parlano tramite una grata traforata. La norma è ancora quella. E anche se non c’è relazione tra la prassi introdotta dopo il Concilio Vaticano II, con molte confessioni in confessionali senza grata, e i casi di abusi commessi in queste circostanze da dei preti, occorre ricordare che nessuno ha mai abolito la grata” diceva Monsignor Gianfranco Girotti (allora vicepenitenziere di Santa Romana Chiesa) nel 2010 al Foglio. Ma di cosa parla Monsignor Girotti? Dell’invenzione di San Carlo Borromeo: il confessionale. O almeno il confessionale come era stato progettato inizialmente, oggi – da almeno vent’anni – si è scelta una via diversa, vedremo perché anche grazie all’ausilio di un esperto, Simone Ferreri di GF Arreda Chiese, ditta che da 40 anni si occupa di arredi ecclesiastici.

San Carlo Borromeo e la Riforma

Fu lui, il cardinal nipote di Pio IV che aveva sovrinteso alla conclusione del Concilio di Trento e intendeva trasformare Milano nel laboratorio creativo delle indicazioni pastorali scaturite dallo stesso Concilio, a inventare quella specie di scatola di legno con due grate ai lati. Ma l’idea del confessione auricolare, col prete seduto a simboleggiare il suo ruolo di giudice – in quel momento – e il penitente in ginocchio, già risaliva al Medioevo come gli storici hanno da tempo ricostruito. Quel che serviva ai figli del Concilio di Trento era un modo per ribadire l’importanza del sacramento della Riconciliazione, contro le idee protestanti, collocandolo pienamente dentro l’edificio ecclesiale, e contemporaneamente mantenere il carattere segreto, cioè privato dell’atto. Tra l’altro – ci dice Simone Ferreri di GF Arreda Chiese, che i confessionali li costruisce da decenni – la Chiesa negli ultimi vent’anni ha spinto proprio per un rafforzamento di questo aspetto: la cura della privacy, richiedendo esplicitamente non più i confessionali aperti, ma quelli chiusi che siamo abituati a vedere, che sono totalmente insonorizzati. “Una richiesta nata proprio nel periodo del Giubileo del 2000 presieduto da Giovanni Paolo II” spiega.

Ma tornando al passato, la separazione marcava una esigenza presente già allora: quella di tenere a distanza sacerdote e penitente, per ovviare ad impropri scambi tra i due, anche perché in precedenza all’inserimento del confessionale nei luoghi di culto, le confessioni si tenevano nelle case o nelle canoniche, con tutti gli abusi che potevano sorgerne o le maldicenze che potevano nascere.

Le indicazione del Cardinal Borromeo sono una risposta, punto su punto, alle accuse protestanti contro la Chiesa Cattolica dell’epoca. Ecco quindi che le scelte architettoniche, e quelle degli arredi, diventano scelte pastorali, tutto si muove per rispondere agli attacchi alla fede cattolica, pensateci quando vi capita di entrare in una chiesa del XVII o XVIII secolo, che magari ha ancora alcuni di quegli arredi originali.

C’è chi ritiene che San Carlo abbia dato un’impronta importante sulla leggendaria sobrietà dei milanesi e sull’attenzione che a Milano si dà all’estetica. E anche sulla propensione dei milanesi di prendersi cura degli altri. Di certo Il suo principio di vita era che l’ordine interiore si raggiungesse attraverso l’ordine esteriore e il rafforzamento della confessione va in questa direzione.

I Pontefici e la confessione

Non c’è pontefice che non abbia sottolineato l’importanza della confessione, Giovanni Paolo II (come abbiamo già visto) ne volle ribadire il carattere privato, e tutti ricordiamo i milioni di giovani nella spianata di Tor Vergata che venivano confessati da migliaia di sacerdoti. Benedetto XVI – dal canto suo – nel 2009 con l’istituzione dell’Annus Sacerdotalis intitolato al Curato D’Ars che faceva della confessione la sua missione, rimanendo ore e ore presso il confessionale, ugualmente Papa Francesco nel 2016 con l’Anno della Misericordia aveva addirittura esteso anche ai sacerdoti lefebvriani la possibilità di confessare validamente i fedeli cattolici oppure la possibilità per i sacerdoti di assolvere anche dall’aborto, se ci fosse pentimento ovviamente.

Costruire i confessionali oggi

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